la morte a Venezia

24/03/2021 0 Di admin

Il romanzo di Thomas Mann cala la vicenda del protagonista nell’atmosfera malata di una città che nasconde a se stessa e agli altri l’incalzare dell’epidemia, si rinchiude nella ricerca del piacere e della conservazione di sé, nella negazione di quel flagello inconfessabile che è giunto ancora una volta a scardinare ogni certezza e a divorare la fragile bellezza del vivere umano.

La cittadinanza sapeva; ma la corruzione dei maggiorenti insieme con la regnante incertezza generale, con lo stato d’emergenza in cui la morte vagabonda aveva trasferito la città, produsse una certa depravazione degli strati inferiori, un incoraggiamento a impulsi foschi e antisociali, che si manifestò con sfrenatezza, impudicizia e crescente criminalità. Contro il solito la sera si notavano molti ubriachi; gentaglia malvagia, dicevano, rendeva di notte le strade malsicure; c’erano stati ripetuti casi di rapina e persino d’omicidio, in quanto già due volte era stato scoperto che persone, presunte vittime dell’epidemia erano state invece eliminate con il veleno dai loro propri familiari. […] In preda a un’eccitazione febbrile, trionfando per il possesso della verità, e pure con un senso di schifo sulla lingua e un raccapriccio esagerato, il solitario passeggiava avanti e indietro sulle piastrelle della meravigliosa piazza. Stava riflettendo su un’azione purificatrice e onesta. Avrebbe potuto, la sera, dopo la cena, avvicinarsi alla signora adorna di perle e dirle quanto testualmente aveva delineato: “Signora, permetta allo straniero di esserle utile con un consiglio, con un avvertimento che l’affarismo le nasconde. Parta subito, con Tazio e le sue figlie! Venezia è infetta”. […] Ma al tempo stesso sentiva di essere infinitamente lontano dal volerlo, un tal passo. […] La coscienza della consapevolezza, della complicità lo inebriava, come piccole quantità di vino inebriano un cervello affaticato. La visione della città colpita e trascurata, librantesi confusa nel suo spirito, accendeva in lui speranze inconcepibili, oltre la ragione e immensamente dolci».

Thomas Mann, La morte a Venezia, 1912